Se l'hacker sta con i buoni
Nova - Il sole 24 ore - 11 Settembre 2011
Se è manicheo il mondo reale, figurarsi quello virtuale. L'eterna contesa fra il Bene e il Male è a dir poco esaltata dalla velocità dei chip, dall'ingegno scritto con i bit e dal sostanziale anonimato dei network. Così, non fa meraviglia che poche settimane fa, alle conferenze parallele DefCon e Black Hat – i due appuntamenti annuali a Las Vegas della comunità hacker mondiale – i servizi investigativi dell'Esercito, della Marina e dell'Fbi fossero lì a stringere mani e a distribuire biglietti da visita. «Era già successo dopo l'11 settembre – ammette Raoul Chiesa – ma dopo il virus Stuxnet dell'anno scorso, la prima vera arma digitale della storia, il reclutamento di mani e menti esperte è ricominciato».
A 13 anni, sotto il nome di Nobody, Raoul Chiesa comincia a intrufolarsi nel codice del suo Commodore 64 e poi, via via, fa altrettanto con il Videotel e con la rete Itapac, il primordiale network di Telecom Italia quando si chiamava Sip. A 21 anni viene arrestato perché aveva esagerato, pur senza fare danni o rubare alcunché. Ed è subito diventato l'hacker più famoso d'Italia. Nel traghettare dalle sponde del "male" a quelle del "bene", oggi a 38 anni è anche l'hacker italiano più famoso nel mondo: ha una società di consulenza, siede nel board di enti e associazioni internazionali della sicurezza ed è senior advisor per il cybercrime all'Unicri, l'istituto di ricerca criminologica delle Nazioni Unite, che ha sede a Torino.
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- 20110911 - Nova.pdf (592,30 kB)












